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LIBRI


I miei racconti. Un tentativo, disperato, allegro ed ironico di cercare di capire. Perché è questo l’unico obbiettivo che, secondo me, la gente comune di cui faccio parte, dovrebbe darsi per i prossimi millenni!! Cercare di capire. So benissimo che non sono io che chiarirò, nemmeno a me stesso, tutto ciò che c’è da chiarire, ma ci tento: pensando e scrivendo. Per me lo scrivere è sempre stato un strumento di tortura! Nel senso che con i miei brevi racconti ho sempre torturato i miei amici! Qualcuno l’ho perso, qualcuno l’ho mantenuto e qualcuno acquistato! Per lo scaffale acquisti devo ringraziare subito uno di loro. Come si sa i soldi stravolgono le menti più sane e scambiando i miei scritti per qualcosa che ne valesse la pena, forse supportato da suo padre, un lettore onnivoro, me ne ha consigliato e spronato la pubblicazione!  Ora potete leggere due parole su i miei titoli.  senza nessun ordine di creatività.

Leggero per troppa profondità Il titolo dato a questa storia vuol condensare in poche parole nientemeno che la vita di un uomo nel sorso dei suoi tanti anni. La scrittura tenta di mimare, nella narrazione della vita di tanti personaggi, quello che si fa quando uno ripensa una storia di cui è protagonista passando indifferentemente dalla prima alla seconda ed alla terza persona. In alcuni casi, i più realistici, traendo ispirazione a ciò che scrisse Michel de Montaigne al capitolo V del III libro dei suoi “ Les Essais
 
Zibaldino Trecento pagine di pensieri critici su tutto l’orbe terraqueo. Senza alcuna remora, senza rispetto per nessuno seguendo lo svolgersi della cronaca di un paio di anni recenti. Qualche recensione dei libri e degli spettacoli più importanti di quegli anni. Giusto per ricordare e me stesso di …dimenticarmene mai! Quindi sia per fare l’imitazione di un ‘grande’ che per far rima al mio cognome, ecco lo “ Ziabaldino”

Personalmente ho alcuni scrittori-pensatori più che preferiti! Appartengono tutti alla storia umana del pensiero. I miei amici si tranquillizzino,  non parlerò di Kafka! Ma, vissuto forse pochi anni fa, dico forse perché ad oggi è ancora scrittore del futuro, uno dei miei più amati è Francois  Marie Arouet, conosciuto in arte come Voltaire! Descrive se stesso in una sua lettera come un "Barbouilleur de papier" Un imbratta carte!! Lui, un imbrattacarte. Così con tutta la modestia possibile, ho voluto intitolare una raccolta di tre lunghi racconti che narrano di un ragazzo, che al compimento dei suoi diciotto anni, 18 settembre 1952, mentre aspetta un amico per una partita di tennis, incontra se stesso, che compie  ovviamente nello stesso giorno, 70 anni! Sorpresa, riconoscimento, dialogo impossibile perché ancorati ad un concetto del tempo dal quale è quasi impossibile liberarsi! Lascia un dubbio: ma sarà mai possibile, un incontro del genere ??!! Sarà mai possibile liberarsi dalla schiavitù dell’ipocrisia? Essa regna sovrana. Non c’è organizzazione umana o super umana che la cancelli; non c’è anatema di nessuna fede politica filosofica o religiosa che, nel condannarla, la distrugga. Essa viaggia in parallelo con l’interesse. Senti dire " è impossibile, troppi gli interessi …. che ci sono sopra, sotto e da ambo i lati". Da molti anni viene perpetrato ai danni di una umanità debole un assassinio che ha come arma la droga. Le crociate, le guerre, le battaglie, qualunque lodevole e sincera iniziativa non va oltre un certo limite. Si racconta che trafficanti sud americani per evitare cattivi incontri navali si siano dotati di mini sommergibili … In  "Un barbouilleur de papier" si racconta del  signor Hemmeesse, l’uomo più straricco del mondo che, con l’aiuto di Nessuno, scritto maiuscolo perché è un protagonista del racconto, invita nella sua isola, Itaca, nientemeno che Goethe, Pachelbel. Vivaldi, Cervantes e naturalmente Voltaire, eredi di grandi casate, ed insieme risolvono il problema di questa terribile schiavitù … ma solo  al 98%: Fantascienza? Forse!!
Ci siamo mai accorti di quante cose, qui chiamate Folletti, facciamo durante il giorno senza mai interrogarsi sulla loro esistenza ed essenza, in definitiva sul "chi sono" e tuttavia le facciamo in continuazione! A parte "l’apostrofo rosa tra le parole t’amo", cos’è, chi è  il bacio? Un folletto! E poi pur usandola in continuazione, ci siamo mai resi conto di quanto la bistrattiamo, la tradiamo, senza mai, o quasi, chiederle "scusa"?! Qui si parla della "parola"  e della sua ribellione. Un altro folletto. Due dei "Sette folletti"
di cui si narra, ultimo dei tre racconti, in "Un barbouilleur de papier" . Sette autobiografie di sette folletti.


Ad una certa età, dicono, si è portati a riassumere, a fare bilanci, il tutto raccontando  di cose vere, semi vere, totalmente inventate! Come tutti i bilanci! Diversamente che scrittore penserei di essere?! La prima domanda da farsi è " qual è questa certa età?". Nell’attesa di una risposta ho voluto cantare una canzone a quella che le cronache dicono sia l’altra metà del cielo. Le cronache sono sempre a metà! Per me si è sempre trattato di tutto il cielo! "Feminae, vocativo plurale" vuol essere proprio questo; un raccontare di figure femminili, alcune assolutamente ritratte dal vero, altre, situazioni comprese, assolutamente inventate! Sempre che il tutto abbia e dia un senso!… se discutere dell’esistenza di Dio è bene … ragionare sulla Sua essenza è meglio..però, pensare a cosa dicono sia stato capace di fare con un solo osso di Adamo…

"Contrappunto per un futuro remoto"  Se ai libri fosse possibile aggiungere una colonna sonora, metterei un madrigale di Orlando Gibbons, un compositore inglese del ‘600, un virginalista, che forse per primo si dilettava di comporre alla ricerca di una perfetta armonia. Si  tratta, nel mio Contrappunto, di un lungo ed altalenante pensare che, come capita a chi pensa a ruota libera, alterna dubbi, analisi, anatemi, condanne e perdoni..( pochi, quest’ultimi! ) a tutto ciò che a lui sembra non coerente con una ricerca delle definizione della realtà del mondo che conduca a vivere senza ossessive superstizioni, idiote paure, nella più felice gioia del vivere. In armonia, appunto.

 
I colloqui del dr.Mamo Un anziano giornalista, la sua giovane e brillante assistente alla ricerca del perché della vita. Una serie di interviste, assolutamente reali, con Zeus ospite di un lussuoso pensionato di vecchi Dei, con il diavolo, con il caso, con la paura…con la bellezza ed infine con sé stesso! Naturalmente riflettendo su quei personaggi femminili della sua vita, di volta in volta paragonati allo splendore del sole, pensando in fondo che il sole non era al confronto che un pallido, povero
 
Fuflonia, mon amour   Fuflonia è un posto meraviglioso nel cuore del mondo da tenere debitamente segreto! Un luogo bellissimo popolato di persone bellissime che sono tali perché la natura le ha così beneficiate! Fuflonia, è in cima ad un colle che si protende sul mare; ha una stazione ferroviaria, un postino, un macellaio, belle fanciulle, un agri e poi turismo ed uno stabilimento balneare di proprietà del ‘sindaco’ di Fuflonia! Si prega di non rivelare a nessuno dove si trova questo splendore!
Non si muore mai  Durante il corso della vita di ognuno di noi, fin dall’inizio, non si parla che del momento della nostra morte! Uno spreco assurdo di pensieri tanto che molti sostengono che ‘non si muore mai’! Gli antichi sostenevano la possibilità di rinascere in continuazione. Qui si raccontano ‘nove’ rinascite su oltre quarantacinque volte a cui ad un immaginario protagonista è capitato, sotto varie forme, di rinascere. Finché…! Il tutto narrato con ironica simpatia, condensando in poche pagine intere biblioteche che, con scienza e flilosofia, trattano l’argomento!

Infatti, alla ricerca di dare un senso alle cose che, a mio avviso, o  lo abbiano perso o non lo abbiano mai avuto, ecco la figura di un od una giornalista che intervistano personaggi o "cose" che affollano e turbano, o peggio, sono indebitamente chiamate a giustificare il nostro presente. Una troupe della TV va ad intervistare il Maestro alla fine dell’Ultima Cena. Una presunzione, una totale incoerenza ed innocenza nel porre domande che ricevono risposte a volte inaspettate, ma tutte, così nelle intenzioni,  aprono porte a nuove questioni, a nuovi dubbi. Si parla poi, sempre in " Per dare un senso …" anche con Il Tempo, con l’Anima, con l’Amore, con la Morte ed infine con il Riso, dal sostantivo ridere. Dice Woody Allen che ridere  è l’unica cosa divertente che possiamo fare, vestiti! La Morte, ad esempio, si presenta così com’è, o come credo che sia, non certo come la pensiamo comunemente, ma come una bellissima ed elegante fanciulla, disponibile ad andare ovunque la chiamino … lei, assicura, di sua iniziativa, non si sposterebbe mai d’un pelo!

Questo tema viene poi sviluppato ne " Il porto di Liverpool" dove lo scrittore-protagonista si "avatara" ( parola  modernissima che viene dritta dritta dal "sanscrito") in un povero comandante di un mercantile ancorato nel nebbioso porto di Liverpool.  Non solo il porto e quindi la nave sono immersi nella nebbia ma anche lui, dentro di se, è fagocitato da una assoluta mancanza di visione di  una rotta per una qualsiasi  meta che lo renda libero e capace di partire. E finché non avrà risolto e dissipato tutte le nebbie, non riuscirà a decidersi. Ma, l’autore, cioè io ed il comandante, speriamo in un lieto fine …


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